Unite nella lotta, perché i diritti si conquistano e si difendono. Per noi e per le generazioni che verranno.
L’8 Marzo non può ridursi a mimose e parole di circostanza. È il giorno in cui rivendichiamo lavoro dignitoso, parità salariale, pensioni giuste, servizi pubblici, autodeterminazione. È il giorno in cui denunciamo ogni arretramento e chiediamo investimenti strutturali su occupazione femminile, prevenzione della violenza, sanità e welfare.
In Italia, infatti, la parità è ancora lontana. Secondo il World Economic Forum serviranno oltre 120 anni per colmare il divario di genere. Oggi lavora appena una donna su due, con salari più bassi del 17% rispetto agli uomini e pensioni inferiori di quasi il 29%. Carriere discontinue, part-time involontario e precarietà rendono le donne più povere.
Le politiche previdenziali e i tagli al welfare colpiscono soprattutto loro: il peso della non autosufficienza ricade sulle famiglie e quindi sulle donne, mentre le risorse per assistenza e prevenzione si riducono. Anche sul fronte dei diritti si avvertono arretramenti: meno investimenti contro la violenza di genere, ostacoli sull’educazione affettiva e sessuale, difficoltà crescenti nell’accesso ai servizi previsti dalla legge 194.
Si chiedono più figli ma non si garantiscono lavoro stabile, servizi per l’infanzia, salari adeguati. Si esalta la famiglia tradizionale ma si ignorano le condizioni reali di chi tiene insieme lavoro e cura, spesso senza tutele. Intanto aumenta il carico fiscale su beni essenziali legati alla cura, ampliando il divario economico.
E allora, unite nella lotta, perché i diritti si conquistano e si difendono. Per noi e per le generazioni che verranno. Buon 8 Marzo di lotta e resistenza.